Puliamo il Mondo… 2021

Puliamo insieme la Piave
In ricordo di Antonio


Puliamo il Mondo

LEGAMBIENTE TREVISO con il Patrocinio del COMUNE DI SPRESIANO

“L’OPERA UMANA
PIÙ BELLA
È DI ESSERE
UTILE AL
PROSSIMO”
(Sofocle)

RITROVO

DOMENICA 26 SETTEMBRE
ORE 9.00

Parcheggio Loc. Palazzon
Parco Grave – Spresiano (TV)

Al termine si terrà un brindisi in
ricordo di Antonio e ci sarà la
possibilità di fare picnic con
proprio pranzo al sacco.

Vi aspettiamo!

LEGAMBIENTE TREVISO

PRENOTAZIONE
OBBLIGATORIA

AL LINK:

https://forms.gle/MKLzKR9LsX9bXLU98
OPPURE CONTATTA IL 338 9685084 (Toni)

In collaborazione con :

ASpresiano – A.N.P.I. – Festival Giavera Crocevia di incontri e Culture – Comitato Genitori e liberi Cittadini Spresiano

Mal’Aria – Treviso tra le prime 10 Città più inquinate

35 capoluoghi di provincia fuorilegge per polveri sottili. Torino, Venezia, Padova tra le città peggiori. Italia indietro sulle azioni per ridurre l’inquinamento atmosferico.

L’emergenza smog in Italia non si arresta e si cronicizza sempre di più. Nonostante la pandemia, il bilancio del nostro report annuale Mal’aria di città 2021 è preoccupante: su 96 capoluoghi di provincia analizzati nel 2020 ben 35 sono andati oltre i limiti stabiliti dalla legge per la concentrazione giornaliera di polveri sottili (Pm10).

Tra le città peggiori ci sono Torino, Venezia, Padova, Rovigo, Treviso ma anche Milano, Avellino, Cremona, Frosinone, Modena e Vicenza. Si tratta comunque di un’emergenza che colpisce tutta Italia. Ogni anno nella Penisola, stando ai dati dell’EEA, sono oltre 50mila le morti premature dovute all’esposizione eccessiva ad inquinanti atmosferici come le polveri sottili (in particolare il Pm2,5), gli ossidi di azoto (in particolare l’NO2) e l’ozono troposferico (O3)

Ecco un’anteprima dei dati contenuti nel report.

Qui il report:

Report Mal’aria di città 2021

A fronte della pubblicazione del Rapporto, non sempre abbiamo condiviso le considerazioni fatto sullo stesso, in particolare quelle provenienti dall’Amministrazione di Treviso, che su questo tema invitiamo ad essere più cosaggiosa.

Qui il Comunicato realizzato dal Circolo.

Accogliamo con piacere l’attenzione/la risposta del comune di Treviso, nella persona dell’assessore Manera, al comunicato Mal’Aria di Legambiente che colloca Treviso tra le prime 10 città italiane per numero giorni di sforamento della concentrazione massima di PM10.

Dobbiamo però necessariamente fare alcune considerazioni rispetto alle soluzioni proposte. La piantumazione degli alberi, pur rispondendo molto bene all’assorbimento della CO2 interviene molto poco sulle fonti che generano il PM10, agendo solo come palliativo del fenomeno, non è quindi una misura adatta per la specifica risposta all’aumento di questo inquinante.

Il particolato è prodotto da vari fattori, uno è sicuramente il traffico urbano e extraurbano. Su questo fronte se è vero che abbiamo assistito a dei miglioramenti tecnologici avvenuti (veicoli sempre meno inquinanti) dovuti alle normative europee e alle leggi italiane sempre più stringenti,

dall’altra parte gli interventi da parte delle amministrazioni locali sia comunali che regionali ci sembrano ancora poco incisivi. Ci aspettiamo interventi di riduzione del traffico in circolazione favorendo il trasporto pubblico e forme di mobilità alternativa, sicura e diffusa.

Anche sul fronte della ciclabilità, dove alcune piste ciclabili sono state fatte, ma non collegate tra di loro seguendo un piano della mobilità lenta integrato e alternativo al trasporto su auto, per contro abbiamo visto dichiarazioni contraddittorie, come ad esempio per quella di una nuova pista ciclabile per collegare Santa Maria del Rovere al centro storico.
Sulla questione dell’inquinamento prodotto dalle stufe a legna e pellet (che ha un grosso impatto sulla produzione di PM10), ad esempio, non basta cambiare le stufe, si potrebbe richiedere il blocco di tali impianti, al pari delle auto inquinanti nell’Ordinanza anti-smog, sull’esempio della Regione Emilia Romagna e della sua legge regionale anti-inquinamento entrata in vigore il 1° ottobre 2019, come dell’Ordinanza fatta dal Comune di Rovigo, che prevede il divieto di utilizzo di combustibili solidi finalizzato al riscaldamento per le unità immobiliari dotate di sistema multicombustibile, gli impianti con classe di prestazione emissiva inferiore a 2 stelle e i focolari aperti o che possono funzionare aperti.
Ricordiamo inoltre che i peggiori dati sugli sforamenti avvengono in coincidenza dei panevin, per i quali il mondo ambientalista e chi ha a cuore la salute dei cittadini hanno più volte segnalato all’Amministrazione i rischi per la popolazione.
Auspichiamo che con lungimiranza il Comune Capoluogo sappia fare sinergia con i Comuni contermini e con l’Ente Provincia per l’attivazione in proprio di politiche pubbliche a maggior garanzia delle cittadine e dei cittadini, chiedendo con forza a Governo e Regione affinché siano finanziati progetti pubblici e privati, in primis il trasporto pubblico locale e l’avvio della metropolitana di superficie, capaci di migliorare le performance ambientali e la salute della popolazione.

Stefano Dall’Agata e Anna Freda

Circolo Legambiente Treviso

Combustione a biomasse in Pianura Padana

La situazione che vede l’inquinamento da PM10 e PM2,5 continuare a restare ad alti livelli nell’intero bacino della Val Padana e a Treviso in particolare, per noi del Circolo Legambiente di Treviso è grave e preoccupante.

Le cause di detto inquinamento sono approfonditamente esaminate nel documento prodotto da Simone Forte e Anna Freda del Circolo Legambiente di Treviso e dall’attivista ambientalista Danilo Franceschin.

Come riportato dal documento, il 69% del PM10 primario su base annua deriva dalla combustione non industriale (dati del 2015), e visto che la legna ha una incidenza 6500 volte superiore rispetto al metano a parità energetica (il pellet circa 2000 volte rispetto al metano a parità energetica) risulta chiaro che la combustione da biomasse ricopre quasi totalmente l’intero settore.

Photo by Pixabay on Pexels.com

Inoltre, dalla combustione delle biomasse si forma il benzo(a)pirene B(a)P, un idrocarburo policiclico aromatico (IPA) classificato come cancerogeno. Il valore annuo di soglia di tale molecola è di 1ng/m3. Nel 2018 tale valore è stato superato nel 26% delle stazioni posizionate in Veneto da Arpav per il suo rilevamento . L’origine dell’idrocarburo non è solo da ricercarsi nella combustione di biomasse, in quanto pure i motori diesel ne sono la causa, ma le analisi dati Inemar del 2015 dimostrano come il 97% di esso si sviluppi proprio dalla combustione di materiali di origine vegetale.

Per fronteggiare i rischi derivanti dalla combustione di biomassa per il riscaldamento il Circolo Legambiente di Treviso chiede alle Istituzioni di:

  • Incentivare solo gli impianti di grande potenza con sistemi di filtraggio efficienti ed efficaci (es. teleriscaldamento con biomassa con caldaie > 1MW). Inoltre andrebbero associati alla piantumazione in loco di foreste adatte alla loro alimentazione in modo di eliminare il trasporto di legname e di chiudere nel territorio di utilizzo la filiera di produzione.
  • Per gli impianti esistenti imporre l’installazione di sistemi di filtraggio efficaci. Nel mercato si trovano dei filtri per limitare l’emissione delle polveri sottili dai camini domestici. I loro principi di funzionamento sono principalmente o elettrostatico, o meccanico a ciclone oppure scrubbers (abbattitore ad umido). Tutti i casi necessitano di una pulizia periodica per un corretto funzionamento e di una pur minima manutenzione.
  • Disincentivare l’acquisto degli apparecchi domestici (stufe e caminetti) spostando i contributi da questo settore a quello del rinnovabile solare e del risparmio energetico.
  • Una politica seria di controllo dei fumi di scarico degli impianti a biomassa, sia con un censimento degli apparecchi che con dei libretti di revisione degli impianti che vengano compilati ad ogni verifica.
  • Isolare ed eliminare il più possibile le dispersioni energetiche.
  • Bloccare nei periodi di sforamento dei limiti di legge l’uso degli impianti privi degli adeguati filtri.

Circolo Legambiente Icaro di Treviso

È possibile scaricare qui il documento:

Terraglio Est – Legambiente chiede l’Inchiesta Pubblica

Il Circolo Legambiente di Treviso da tempo collabora con il Gruppo di Quartiere “Sant’Antonino Vive”, con cui ha una comune veduta di intenti nell’opposizione alla realizzazione del Terraglio Est, un’opera che a fronte di un discutibile impatto sul miglioramento della mobilità nell’area della Città di Treviso, presenta significativi impatti ambientali e paesaggistici e rappresenta quindi un investimento non necessario e spreco di denaro pubblico; circa due ettari e mezzo di suolo nel Comune di Treviso, che purtroppo, secondo la legge regionale “per il contenimento del consumo del suolo”, saranno equivalenti a zero suolo consumato perché verranno considerate opere di interesse pubblico e la bella striscia di asfalto che si vedrà , per la legge non esisterà.

A fronte di queste valutazioni Legambiente ha deciso, concordemente con i residenti, di presentare la richiesta di Inchiesta Pubblica di cui all’art. 15, comma 3 della alla legge regionale n.4 del 18 febbraio 2016; si tratta di un Atto democratico previsto dalla Legge che l’associazione può richiedere e che prevede una maggiore partecipazione e trasparenza dell’iter amministrativo verso cittadine, cittadini e associazioni che presentino Osservazioni al Procedimento di VIA. Permette una effettiva informazioni sui progetti che interessano il territorio, garantisce maggiore democraticità dell’intero processo normativo, dal momento che viene offerta a tutti i potenziali interessati la possibilità di esprimere i propri commenti sui contenuti del progetto e, nel caso non vengano accolte le osservazioni, siano adeguatamente motivate queste non accettazioni in modo puntuale e trasparente.

Circolo Legambiente Treviso

Solidarietà per atto vandalico contro Sorgenti Fiume Dese

Legambiente Treviso ed Italia Nostra Treviso condannano in modo fermo l’atto incivile compiuto da ignoti alla fine di aprile contro il cartellone in PVC esposto dalle associazioni CASON DEL POMETO e Comitato ACQUE RISORGIVE insieme ad altre, che da oltre 15 anni ricordano che Resana è TERRA DI RISORGIVE ed in particolare delle RISORGIVE DEL DESE, che si originano in località Brentella.

Molti anni di sensibilizzazione hanno purtroppo portato a pochi risultati pratici perché le amministrazioni non hanno mai creduto fino in fondo a questo progetto, realizzato parzialmente e per finalità elettorali più che per convinzione.

Il taglio dello striscione in PVC che ricordava a tutti questo fatto è uno sfregio al territorio.

ITALIA NOSTRA TREVISO

Presidente Paola Crucianelli

LEGAMBIENTE TREVISO

Presidente Silvana Carchidi

Legambiente Treviso per Sant’Antonino

Legambiente Treviso invita a firmare la Petizione promossa dal Gruppo di quartiere Sant’Antonino Vive !

Il Gruppo di quartiere di Sant’ Antonino Vive! di Treviso da tempo si interessa della qualità della vita nel territorio : la mobilità dolce e la viabilità. Un luogo già sovraccarico di strutture a servizio di utenze sovra comunali come la Cittadella della Salute, la tangenziale , il depuratore, che tuttavia conserva ancora ampie ed essenziali aree verdi.

Come si apprende dai media locali, il progetto relativo alla realizzazione del Terraglio Est (40 anni di discussione!) va avanti spedito, insieme alle due lottizzazioni di Sant’Antonino (casualmente vicinissime allo stesso Terraglio Est).  Nel Piano Interventi di Treviso,  sono altresì previste nuove edificazioni ove attualmente si trova il deposito della Mom.

In un momento storico di enorme incertezza, sofferenza sociale, con le prospettive di una crisi economica senza precedenti per molti trevigiani e per tutti, chiediamo agli amministratori di riconsiderare in modo responsabile  il contenuto delle scelte che ci riguardano.

Questo ultimo tratto del Terraglio Est, da anni discusso come non “necessario” per cui molte alternative si sono presentate, ha senso oggi? Ha senso spendere 20 milioni di euro (se basteranno e che sino a pochissimo tempo fa sembravano irreperibili) quando le amministrazioni regionale e comunale, come tutta la nazione, si trovano travolte da una crisi economica senza precedenti e con priorità enormi con cui confrontarsi?

Ma c‘è una questione fondamentale che una grande parte di economisti, scienziati ed anche imprenditori illuminati,  insieme a moltissima gente comune pone oggi: abbiamo bisogno di un cambio di rotta. Non siamo ambientalisti ingenui, ma fino ad ora si è  attuato un modello di sviluppo che ha mandato interi territori sotto stress. Abbiamo costruito ponti, strade che oggi crollano perché non le manuteniamo, perché non partire da quelli? Abbiamo consumato sconsideratamente  suolo agricolo e aree verdi, un patrimonio limitato ed insostituibile senza preoccuparci del futuro. Quando sospenderemo lo scempio?

A causa dei cambiamenti demografici e di  altri fattori variabili, l’invenduto immobiliare è immenso e può essere efficientato e ristrutturato. Servono davvero le nuove colate di cemento e di asfalto, previste a Sant’Antonino?

La qualità dell’aria di Treviso, poco prima della pandemia, risultava tra le peggiori  d’ Italia per la presenza delle famigerate polveri sottili. Certo vi sono anche altre concause, ma vogliamo ancora intasare di auto i nostri quartieri? “Il Terraglio Est”, incentiverà la costruzione di nuovi fabbricati industriali (magari con pochissimo personale) divorando terreno quando nella stessa zona artigianale vi sono aree dismesse da anni! Mancano invece mezzi pubblici sostenibili e piste ciclo-pedonali sicure, tanto richieste, ma finora solo promesse. Ripensiamo insieme il futuro invece di utilizzare modelli di sviluppo che stanno mostrando tutti i loro limiti.

PENSIAMO ALLE GENERAZIONI FUTURE!

Aderiscono: Fiab Treviso ,  Friday for Future Treviso , Lega Ambiente Treviso , Associazione Prato in Fiera,  Associazione Piazza dei Cambiamenti Climatici, Salvaguardia Ambiente Treviso e Casier-Onlus.

Dopo l’Epidemia di COVID-19, il ritorno all’Epidemia di Cemento.

LEGAMBIENTE Circoli del trevigiano

Circoli Piavenire Maserada, Icaro Treviso, del Vittoriese

“ A Casale sul Sile l’iter va interrotto. Sul consumo di suolo e sulla viabilità è necessario un immediato e deciso cambio di direzione sia a livello locale che a livello regionale.”

L’attenzione in queste settimane è concentrata sul nuovo intervento da 500mila metri quadrati che prevede la costruzione di un enorme polo logistico in un’area a sud del comune di Casale sul Sile.

Un’area enorme, con strutture che potrebbero essere alte venticinque metri, a ridosso del Parco del Fiume Sile, in una zona a pericolosità idraulica.

Dopo la crisi sanitaria degli ultimi mesi, si è riaperta una discussione su diversi temi fondamentali: consumo di suolo, viabilità, inquinamento atmosferico, lavoro, abitudini dei consumatori e necessità di normative e regolamenti più stringenti.

Sono necessarie responsabilità e scelte politiche più coraggiose che possano stimolare e coinvolgere gli investitori in progetti di riqualificazione delle tante aree industriali dismesse, disincentivando l’uso di nuovo suolo.

Da: Esri – ArcGis. In rosso, l’area interessata dal nuovo progetto.

● CONSUMO DI SUOLO, VIABILITÀ, INQUINAMENTO ATMOSFERICO

Per il comune di Casale sul Sile, la legge regionale 14/2017 per il “Contenimento del consumo di suolo” ha previsto una superficie massima consumabile, da oggi al 2050, pari a 87mila metri quadrati. Questo unico intervento da 500mila metri quadrati supererebbe quindi di circa sei volte questo limite.

Già da questi dati si può evincere che questa legge regionale, approvata ormai tre anni fa, ancora una volta sembra sortire ben pochi effetti positivi: tra continue deroghe concesse per capannoni e aree agricole, invece che frenare il consumo di suolo, sembra stia permettendo di consumarne ancora di più.

I dati ISPRA 2019 sul Consumo di Suolo infatti parlano chiaro: per il secondo anno consecutivo proprio il Veneto è la regione italiana con il maggior incremento di consumo di suolo, ben 923 ettari persi per sempre, quasi trecento in più della Lombardia; mentre tra le provincie venete, Treviso è al secondo posto per suolo consumato rispetto al totale con il 17,1% (42.392 ettari).

Prendendo in esame inoltre il tema della viabilità, si stima che, se fossero davvero Amazon o Zalando o altri colossi della logistica ad insediarsi, potrebbero arrivare a circolare più di 1300 mezzi all’ora di punta, ogni giorno, di cui la metà sarebbero camion; questi andrebbero aggiunti agli ulteriori movimenti di una nota azienda logistica che già opera a poca distanza e che negli anni, pur avendo già a disposizione nelle immediate vicinanze un collegamento con il grande svincolo autostradale Venezia Est a ridosso del Passante, sembrerebbe aver comunque sempre preferito transitare attraverso il centro cittadino per gli spostamenti verso nord, evitando ulteriori costi di pedaggio e causando diverso traffico anche lungo le strade dei comuni limitrofi, in particolare le frazioni di Sant’Elena e Cendon nel Comune di Silea, territori di passaggio verso il casello dell’A27.

Dalle recentissime analisi delle concentrazioni degli inquinanti (Biossido di azoto, PM10, Monossido di azoto) effettuate da Arpa Veneto dall’inizio dell’epidemia Covid-19, il lockdown ha permesso una diminuzione delle emissioni da traffico dal 30 all’80%, a seconda del periodo della quarantena, per i veicoli leggeri sulle strade urbane ed extraurbane. Un’ulteriore conferma che il traffico veicolare è una delle maggiori cause di inquinamento e di superamento dei limiti fissati dalle normative.

Aggiungere nuovo traffico in una porzione di aggregato urbano già saturo di veicoli, significherebbe aumentare la concentrazione di inquinanti e perciò peggiorare drasticamente la qualità dell’aria.

L’intera arteria viaria del territorio a sud di Treviso potrebbe quindi scoppiare, provocando un netto aumento dell’inquinamento atmosferico e una conseguente maggiore esposizione a rischi per la salute dei cittadini che renderebbe il paese pressoché invivibile.

Ancora una volta quindi, non vengono presi in considerazione i reali danni arrecati al territorio, determinati da un’ulteriore perdita di suolo, da un maggior traffico veicolare, dal relativo aumento dell’inquinamento atmosferico e dalla conseguente esposizione a rischi per la salute dei cittadini; va sottolineato che i costi a lungo termine, provocati dalla carenza dei flussi annuali dei servizi ecosistemici che il suolo, se verrà perso, non potrà più garantire in futuro (regolazione del ciclo idrologico, dei nutrienti, del microclima, miglioramento della qualità dell’aria, riduzione dell’erosione), sono elevatissimi, ben superiori ai presunti “benefici economici” che il comune ricaverebbe dall’operazione.

Potete scaricare il documento completo qui:

Adotta un albero

Il progetto “ADOTTA UN ALBERO: UNO PER TE…UNO PER TUTTI” ha preso vita oggi nel primo comune aderente, il Comune di Spresiano.

Da lunedì, sarà on-line il sito dedicato:
https://www.adottaunalberoper.it

quando si crede fermamente in qualcosa e si lavora alacremente per realizzarla e disseminarla…
bastano momenti come questi, alcuni qui immortalati, per far scivolare via per qualche istante l’enorme stanchezza e le preoccupazioni riguardanti l’attuale crisi climatica, provocata dall’interferenza dell’uomo nei confronti della natura…
È fondamentale continuare a proporre azioni concrete, coinvolgendo soprattutto le generazioni che più pagheranno le conseguenze del nostro attuale stile di vita malato e dannoso… ritrovare quel rispetto con l’ambiente e la natura, fondamentale per la vita umana.

Grazie a chi c’è stato, grazie a chi c’è, grazie a chi ci sarà.

L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi, erba, albero, cielo, spazio all'aperto e natura
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A Montebelluna per #FridayforFuture

Il Circolo di Treviso di Legambiente è stato invitato al Friday for Future di venerdì 29 novembre 2019 a Montebelluna.
Qui il testo dell’intervento che Antonio Zandonadi del Circolo ha fatto:

Buongiorno a tutti , mi chiamo Antonio e sono qui in rappresentanza di Legambiente .
Legambiente e una delle più grandi organizzazioni ambientali italiane sulla scena dal 1980 e che basa la sua missione sull’am­bientalismo scientifico.
Siamo organizzati in circoli e la provincia di Treviso ne conta 5.
Ogni circolo ha una propria autonomia e oltre ad organizzare le campagne promosse dal nazionale segue i temi legati al territorio, tra i quali:


il consumo di suolo;

l’ampliamento di un impianto per la lavorazione dell’asfalto situato in una cava;

i danni causati dalla monocultura del prosecco con il relativo impatto dei pesticidi, ricordo che Treviso vanta il più alto rapporto di pesticidi per abitante: 4,6 chili contro una media veneta di 3,4;

gli effetti sulle falde acquifere degli inquinanti che percolano dalle cave piene di rifiuti di qualsiasi tipo, un esempio su tutti Cava Morganella Paese, dove il vantaggio economico di pochi ha causato l’inquinamento delle falde acquifere a nord ovest di Treviso.


Ma Legambiente è anche:


Puliamo il mondo, dove assieme ai volontari cerchiamo di restituire dignità a territori degradati;


Piantumazione di territori per ridurre le emissioni di CO2, a tal proposito segnalo che domani a Spresiano ci sarà il primo evento in tal senso e che proseguirà in altri comuni;

gestione di riserve ambientali e fattorie didattiche;

proiezioni di docufilm con lo scopo di denunciare le malefatte e dare speranza di cambiamento;

Comitati scientifici che analizzano lo stato dell’ambiente, dell’energia, ed elaborano proposte su basi scientifiche, non ideologiche.


Questo è parte di ciò che siamo, che facciamo, ma abbiamo bisogno di tutti, di voi in particolare perché siete la speranza di un futuro sostenibile.
Per farcela, dovremo passare attraverso delle rivoluzioni industriali ed agricole che siano in grado di coniugare sostenibilità economica e sostenibilità ambientale, perché in caso contrario ci ritroveremo ricchi, ma senza un mondo in cui vivere.


E qui dobbiamo saper cogliere l’opportunità che la crisi climatica ci offre, migliorare l’ambiente e creare lavoro dove le giovani generazioni sono protagoniste.
Dobbiamo cambiare il modo di pensare delle generazioni come la mia, non più pensare al possesso dei mezzo di trasporto, ma al diritto alla mobilità, il che vuol dire, fare le stesse cose in modo diverso, libero, flessibile.
Avere sempre in mente che tutti gli argomenti, in ambito ambientale, sociologico, ecologico, climatologico e scientifico sono legati tra loro e non possiamo trattarli singolarmente senza pensare alle loro reciproche interazioni.


Non crediate che i cambiamenti climatici, la desertificazione di vaste aree del sud del mondo e l’immigrazione siano disgiunti.
Desertificazione che, anche se sembra impossibile, riguarda anche il nostro territorio.
Le diseguaglianze sono causa di conflittualità tra popoli diversi e tra categorie economiche diverse.
Ognuno può fare qualcosa, poco o tanto, l’importante è che faccia qualcosa, A volte basta poco l’attenzione per il consumo dell’acqua, dell’energia senza fare sacrifici enormi ma solo guardando un’altra faccia dello stesso prisma.
Un esempio? Molti anni fa ero convinto che andare a lavorare in treno anziché in auto non avrebbe salvato il mondo, un amico del WWF mi disse “tu intanto comincia”, aveva ragione!
Da quel momento, ogni volta che faccio qualcosa, penso a l’impatto che genero sul pianeta. Questo non vuol dire che non si può più fare nulla, ma che ci si assume la responsabilità di ciò che si fa e si cercano alternative sostenibili per soddisfare i nostri bisogni.

In tutto questo noi possiamo svolgere un compito importantissimo che è legato alla sopravvivenza e alla qualità la nostra vita, ma solo se sapremo mettere insieme le conoscenze, l’entusiasmo, la speranza.
Partecipate a Legambiente e a tutte le associazioni ambientaliste, contaminatele con il vostro entusiasmo e fate tesoro dell’esperienza, della conoscenza di chi ha nel cuore la nostra madre terra.
Provate a girare il territorio in cui vivete e capirete l’importanza che ha sulla vostra identità culturale, su chi siete.

Monitoraggio dell’aria

Il Circolo Legambiente di Treviso sta predisponendo una iniziativa mirata al monitoraggio della qualità dell’aria, con uso di strumentazione specifica, a partire dal territorio di Spresiano, allo scopo di difendere la salute dei cittadini.

Se sei un/a ragazzo/a e vuoi approfondire le tue conoscenze, acquisire competenze e renderti utile nella tutela dell’ambiente, contattaci al Ns. recapito:

legambiente.treviso@gmail.com

A presto,

Legambiente TV