Staffetta digiuno Legambiente

Grandi opere inutili, consumo di suolo: È ora di dire basta!

 

LEGAMBIENTE: “LA NOSTRA FAME DI BELLEZZA CONTRO L’ABBUFFATA DI CEMENTO. SOSTENIAMO LA PROTESTA LANCIATA IN VENETO DA DON BIZZOTTO”

 

La staffetta del digiuno partita da Padova il 20 settembre, approda anche a Treviso. Ha cominciato in Veneto Don Albino Bizzotto, fondatore dei Beati Costruttori di Pace, a denunciare, con il proprio digiuno, la follia dei 1000 km di nuove autostrade che rischiano di abbattersi sulla pianura più fertile d’Europa. Legambiente, abbraccia la protesta e rilancia a livello nazionale l’emergenza grandi opere e consumo di suolo.

 

Nel Veneto i circoli locali, si passeranno il testimone del digiuno in una staffetta che proseguirà fino a culminare con la partecipazione di Legambiente al presidio previsto per il 9 ottobre a Venezia a piedi di Palazzo Ferro-Fini in occasione dell’audizione in Consiglio Regionale del Veneto di Don Albino Bizzotto.

 

Il Circolo Legambiente di Treviso si unisce alla staffetta sabato 5 ottobre 2013, nello stesso giorno sarà presente in Piazzetta Battistero a Treviso dalle ore 16 alle 19.

 

Secondo Legambiente, il consumo di suolo è un’emergenza ambientale scatenata da logiche di sviluppo anacronistiche e da scelte politiche scellerate, che portano ingenti guadagni ad una classe imprenditoriale priva di una qualsiasi visione futura. Anche solo guardando al Veneto, le inchieste della magistratura che hanno portato agli arresti di imprenditori, faccendieri, portaborse confermano quello che Legambiente dice da anni: in Veneto ha funzionato un rodato sistema che attraverso la progettazione ed esecuzione di grandi opere di utilità dubbia ed enorme impatto ambientale ha garantito la distribuzione di ingenti risorse pubbliche ad una ristretta cerchia di soggetti imprenditoriali. E questo a scapito del paesaggio, della bellezza dei luoghi, dei fertili terreni della pianura padana comportando, oltre ad una perdita di terreno coltivabile, anche una minore resilienza dei territori di fronte a fenomeni naturali sempre più violenti. Uno sfregio permanente del territorio, ambientale, economico e culturale mettendo sempre più a repentaglio la stabilità idrogeologica di intere aree ed esponendo le popolazioni a rischi crescenti.

 

 

Dopo i capannoni vuoti che riempiono la pianura Padano-Veneta, è partita infatti la stagione delle autostrade, a sferrare un nuovo attacco a quel che resta del suolo agricolo da cui dipende la gran parte della produzione agroalimentare made in Italy. Basta confrontare i dati della mobilità di persone e merci con quelli del resto d’Europa per rendersi immediatamente conto che lo sbilanciamento del nord Italia non è sul versante della dotazione stradale, ma su quello dell’eccessivo livello di motorizzazione individuale (superiore del 20% alla media europea) e dell’inadeguatezza dell’integrazione logistica per le merci, con le ferrovie italiane che ormai sulla rete interna trasportano meno del 3% delle merci: record europeo di inefficienza. Pedemontana piemontese, veneta e lombarda, Brebemi, Teem, Orte-Mestre, Valdastico, TiBre, Cremona-Mantova, Broni-Mortara… quello delle nuove autostrade del Nord è un rosario infinito con un indebitamento a carico del sistema Paese, tra finanziamenti pubblici e project financing farlocchi coperti ‘a perdere’ dalla Cassa Depositi e Prestiti, che ormai assomma a svariate decine di miliardi per opere che, nella maggior parte dei casi, non intercettano nemmeno una reale domanda di utilizzo.

 

Guardando in casa nostra, spiccano tra le tante opere realizzate, in corso d’opera e in previsione: il traforo delle Torricelle veronese, Motorcity a Vigasio (Vr), Veneto City a Dolo (Ve), la tangenziale nord di Vicenza, l’inaccettabile tracciato litoraneo TAV Venezia-Trieste, la Pedemontana veneta, la nuova camionabile PD-Chioggia, la Orte-Mestre (fresca di rilancio da parte del Ministro Lupi), la Nogara Mare, la Valdastico Nord e Sud, il passante nord di Rovigo, i by-pass di Favaro Veneto e di Campalto (Ve), la nuova Valsugana, il Gra di Padova… Una colata di asfalto e cemento che aumenta inesorabilmente anno dopo anno: dagli anni ’50 ad oggi, ogni anno il Veneto perde una superficie equivalente a 50 campi di calcio di terreno per lo più destinato all’agricoltura, con un tasso di cementificazione compreso tra l’8,5% e il 10,5%, secondo solo alla Lombardia.

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