L’ORTO SINERGICO

L’arte di coltivare, lasciando fare alla terra

L’orto sinergico è una struttura artificiale che si propone di ricreare le condizioni naturali che favoriscono lo sviluppo e la salute delle piante, lasciando che sia la terra a fare il resto del lavoro, lasciandola il più possibile indisturbata ad operare secondo le leggi di natura.L’arte di coltivare, lasciando fare alla terra

L’orto sinergico è una struttura artificiale che si propone di ricreare le condizioni naturali che favoriscono lo sviluppo e la salute delle piante, lasciando che sia la terra a fare il resto del lavoro, lasciandola il più possibile indisturbata ad operare secondo le leggi di natura.
E’ basato su tecniche colturali, alcune delle quali ben note (la pacciamatura, il sovescio ecc.) che favoriscono l’auto fertilità del suolo; e su tecniche di abbinamento delle piante nella loro messa a dimora che realizzano un mutuo vantaggio (consociazione).
a) conservare i principi nutritivi del terreno. Ad esempio abbinando piante che fissano l’azoto (come le leguminose) con altre che lo consumano;
b) combattere certi parassiti: ad esempio consociando il pomodoro e la patata si combatte l’attacco delle rispettive mosche, che sono respinte dall’altra pianta;
c) sfruttare al meglio i diversi microclimi che si instaurano nell’orto, facendo ad esempio in modo che siano più esposte al sole certe piante, e all’ombra altre.

ortosinergico

LE AIUOLE dell’Orto Sinergico
Per perseguire gli obiettivi sopra esposti, anche la forma delle aiole non è squadrata, ma segue forme tondeggianti che favoriscono l’instaurarsi di micro-habitat diversi.
Nella realizzazione dell’orto, le aiuole dovrebbero assumere questa forma col fine di instaurare i diversi microclimi e quindi favorire tutte le piante messe a dimora.
I lati di ogni aiuola sono tutti composti secondo le caratteristiche dello specchietto sottostante. Importante, ma non fondamentale piantare le colture suggerite.

sinergicoaiuoleaiuolelati

LA CONSOCIAZIONE DELLE PIANTE
Con il termine consociazione si intende la coltivazione contemporanea di diversi ortaggi sullo stesso appezzamento.
Questa tecnica consente di valorizzare le complesse interazioni esistenti tra le piante. Grazie alle particolari caratteristiche degli essudati radicali, delle resine e degli olii essenziali prodotti, alcune piante sono in grado di stimolare, o in qualche caso di reprimere, lo sviluppo delle specie vegetali che crescono nelle loro immediate vicinanze, di allontanare insetti dannosi o attrarre quelli utili.
Il principio della coltivazione mista è stato introdotto in agricoltura sulla base di quello che avviene in natura. Difatti non esistono esempi di ambienti in cui sia presente una sola specie vegetale. Da ciò si è dedotta l’osservazione che molte specie di piante, anche coltivate, traggono un vantaggio dal crescere in un agro-ecosistema più complesso nel quale cioè siano allevate contemporaneamente due o più specie.
Non tutte le colture orticole sono consociabili tra loro; tra molte, infatti, si instaura una competizione negativa mentre altre non traggono alcun vantaggio dall’essere consociate. Si può parlare, pertanto, di veri e propri modelli di consociazione, frutto di prove sperimentali e di alcune esperienze che hanno portato con la pratica a verificarne o meno la validità.
Per effettuare razionalmente le consociazioni è necessario scegliere accuratamente le piante da coltivare assieme in modo che non si danneggino a vicenda ma ne traggano, invece, un reciproco vantaggio.

vedi tabella

In sintesi, si possono fornire alcune indicazioni di massima:
a) non consociare piante che occupano e sfruttano lo stesso livello di terreno (per esempio patata e cipolla) ma cercare di consociare piante a diverso accrescimento radicale;
b) non adoperare piante che appartengono alla stessa famiglia;
c) mettere insieme piante che hanno differente ciclo colturale;
d) calcolare i tempi di coltivazione in modo che le colture consociate si possano accrescere completamente prima che una prenda il sopravvento sull’altra. Ad esempio, coltivando lattuga e pomodoro o lattuga e pisello, fare in modo di raccogliere la lattuga prima che venga soffocata dalla coltura consociata;
e) quando è possibile, dare precedenza alle leguminose dato che hanno la possibilità di fissare l’azoto atmosferico di cui potrebbero beneficiare le piante vicine.

LA RETE DEL SUOLO
Nell’immediato sottosuolo, attorno agli apparati radicali delle piante, si forma un particolare ecosistema, un microcosmo detto anche rizosfera (dal nome greco di radice). Alla base della catena alimentare di questo ecosistema ci sono numerose sostanze organiche che, prodotte dalle piante nei processi fotosintetici, vengono in parte rilasciate (o “essudate”, come si dice in gergo tecnico) attraverso le radici.
Questo che in apparenza è uno spreco (viene essudato, in certi casi, fino al 50% delle sostanze prodotte) è in realtà funzionale alla vita delle piante. Alcuni essudati modificano l’acidità del terreno, e la mobilità degli ioni metallici assorbiti dalle piante; altri lo lubrificano favorendo la penetrazione delle radici. Le sostanze essudate danno infine nutrimento a colonie di batteri e funghi, che sono cibo per altri organismi via via più complessi, lungo una catena alimentare (o meglio, una rete alimentare, viste le numerose interconnessioni) che qui a lato è esemplificata.

vedi tabella

RETE ALIMENTARE DEL SUOLO
Con la competizione per l’accesso agli essudati, si selezionano nella rizosfera gli organismi più adatti, costituiti da colonie di batteri e di funghi spesso in simbiosi mutualistica con le piante. Nel senso che, in cambio del nutrimento che ricevono, svolgono varie funzioni utili alle piante stesse: alcuni fissano l’azoto atmosferico in composti azotati assimilabili dalle piante; altri rilasciano ormoni capaci di stimolare il metabolismo dei tessuti radicali, altri ancora producono antibiotici che impediscono l’attecchimento di specie parassite. Come in ogni ecosistema la biodiversità, che in questo caso si traduce in ricchezza di specie presenti nella rizosfera, è un valore nel senso che contribuisce alla stabilità dell’ecosistema stesso. Ma nelle moderne colture intensive si riscontra una drastica riduzione della biodiversità nelle rispettive rizosfere, e questo spiega la facilità con cui subiscono l’attacco di parassiti o di malattie di varia natura.

IL NOSTRO ESEMPIO DI ORTO SINERGICO – estate 2004
Seguendo tutti i principi e gli accorgimenti descritti in questa sezione del sito, anche un gruppo di persone rappresentate da soci del nostro circolo e persone semplicemente interessate, hanno realizzato un esempio di ORTO SINERGICO.
Grazie al terreno messo a disposizione da un piccolo agricoltore di Treviso, e all’impegno e soprattutto lavoro manuale di questo gruppo di persone, l’orto ha potuto raggiungere una sua piena “maturazione”, dando molte soddisfazioni e soprattutto tanti prodotti liberi da concimi chimici e pesticidi. Nello schema seguente le colture messe a dimora.

nostroorto

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